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Come riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, esiste un’influenza esercitata dalle differenze biologiche (definite dal sesso), socioeconomiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona.

La salute femminile

In medicina, nella sperimentazione farmacologica e nella ricerca scientifica, il tema delle differenze di genere è storia recentissima. Infatti, la medicina, fin dalle sue origini, ha avuto un’impostazione androcentrica relegando gli interessi per la salute femminile ai soli aspetti specifici correlati alla riproduzione. [1]

Il sesso può essere un elemento rilevante nella risposta al trattamento farmacologico. Differenze tra maschio e femmina possono essere cruciali, risulta perciò fondamentale per i clinici valutare il rischio ed intraprendere delle scelte prescrittive adeguate che tengano conto della letteratura scientifica più aggiornata. Parametri farmacocineticifarmacodinamici, assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione (ADME) di farmaci possono differire tra maschi e femmine influenzando la sicurezza ed il successo terapeutico. In generale, molti risultati vengono ottenuti da analisi a posteriori da cui si possono trarre conclusioni parziali e limitate. Per una migliore comprensione dei meccanismi che stanno alla base di queste differenze, dovrebbero essere disegnati studi ad hoc con un focus maggiore su questi temi. [2]

Se per molti decenni la ricerca scientifica si è limitata a esplorare le conseguente di molecole, farmaci e pratiche cliniche limitando il proprio sguardo all’analisi delle conseguenze nell’ “Uomo medio” (per peso, altezza, origine etnica e geografica), da qualche anno però tale tendenza si sta faticosamente modificando e l’interesse nei confronti della salute femminile sta ottenendo lo spazio che merita, anche nell’ambito di studi che ci siamo riproposti di affrontare nell’ambito del nostro Progetto CentoPassiPerLaVita.

Ecco quali informazioni ci mette quindi a disposizione la più recente letteratura.

Ecco cosa sappiamo

Come primo dato generale, e piuttosto interessante, si può osservare come nelle donne sia presente un “effetto estrogeno”: apparentemente gli ormoni femminili eserciterebbero una funzione di protezione dai Fattori di Rischio [FdR] cardiovascolari. Questo è noto da tempo, ma è certamente un fattore che “in tema di cuore” è certamente utile tenere a mente quando si parla di salute femminile.

Infatti, tale effetto sembrerebbe tradursi in una maggiore resilienza in caso di Arresto Cardio-Circolatorio [ACC] in donne al di sotto dei 50 anni e nell’insorgenza di minori danni neurologici conseguenti.[3]

Più in generale, i dati a disposizione dimostrerebbero come i pazienti di sesso femminile colpiti da [ACC] abbiano la tendenza ad avere un’età più avanzata rispetto alla controparte maschile, probabilmente grazie anche alla protezione esercitata da tali ormoni.

Sfortunatamente, in caso di ACC, le pazienti risultano essere purtroppo meno frequentemente “defibrillabili” (ovvero caratterizzate alla presenza di una meccanica cardiaca tale da ricevere beneficio in caso di applicazione del Defibrillatore Automatico Esterno [DAE]).

Inoltre, se il paziente colpito da ACC è di sesso femminile si riscontra sorprendentemente come vi sia una minore tendenza a eseguire le manovre di Rianimazione Cardio-Polmonare [RCP] da parte degli astanti determinando così una ulteriore riduzione nella possibilità di sopravvivenza! [4]

Questo avverrebbe a causa di una condizione di imbarazzo o disagio conseguente alla necessità di scoprire il torace della paziente per eseguire correttamente le manovre di RCP. Si è infatti notato come la principale fascia di età interessata da questa “disparità” nel ricevere l’intervento di astanti risulterebbe essere proprio quella che va dai 15 ai 49 anni, mentre nelle altre fasce di età tale “pudore” risulta essere molto minore. 

Ciò sembrerebbe causato dal  fatto che scoprire in un luogo pubblico il petto ad una donna giovane sia percepito quale comportamento disdicevole o addirittura come una molestia per cui poter poi in un secondo tempo essere perseguiti, motivo per cui vi sarebbe maggiore ritrosia nell’applicare le manovre rianimatorie in queste fasce di popolazione! [5]

Ovviamente, tali preoccupazioni vanno sfatate: è sempre bene ricordare che, nel caso di ACC, le manovre di rianimazione sono necessarie ad assicurare la sopravvivenza della persona colpita, e -sebbene in alcuni casi possano frapporsi tra l’avventore che si prodiga nel soccorso e la vittima motivazioni di ordine religioso o filosofico- è sempre bene prendere in considerazione l’aspetto negativo di non fare nulla, rispetto al beneficio di intraprendere il prima possibile le manovre necessarie a fornire tutta l’assistenza necessaria alla vittima, nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi o del trasporto in ospedale!

Tra gli altri motivi “a sfavore” del sesso femminile, secondo quanto riportato dalle statistiche ufficiali le donne hanno maggiormente la tendenza a essere vittime di ACC in luoghi domestici, al contrario degli uomini che hanno maggiori probabilità di avere un ACC in luoghi pubblici dove sono più frequentemente presenti Defibrillatori ad Accesso Pubblico ([PAD]Pubblic Access Defibrillator) e quindi con maggiori probabilità di essere soccorsi e rianimati. Si parla infatti di un 18% di ACC in pubblico per gli uomini rispetto a un 8,8% delle donne. [6] Questo fattore ovviamente non depone per un favorevole esito dell’evento.

Una voce dal sen fuggita  

Anche dal punto di vista dei sintomi prodromici ad eventi cardiaci maggiori, uomini e donne sembrano manifestare delle differenze.

In presenza di sintomi riconducibili a malattia cardiaca acuta, l’accesso a servizi sanitari risulta comprensibilmente associata a una maggiore sopravvivenza e secondo alcuni studi fatti a posteriori, sarebbe piuttosto frequente la presenza di segni d’allerta fino a quattro settimane precedenti ad un evento cardiaco in entrambi i sessi. 

Ciò nonostante, tali sintomi sembrerebbero essere altrettanto frequentemente ignorati o minimizzati dai pazienti, e specialmente nel sesso femminile. In almeno due terzi dei casi infatti  le pazienti sembrerebbero non avere la tendenza a rivolgersi ai servizi sanitari per meglio indagare tali sintomi.[7]

Tra i sintomi più tipici associati alla patologia coronarica (infarto del miocardio e conseguente ACC), i più comuni e più largamente noti sono: il dolore toracico (talvolta irradiato al braccio sinistro o alla mandibola), un senso di oppressione toracica (angor), difficoltà a respirare (dispnea), palpitazioni e perdita di coscienza (sincope). [7]

Sfortunatamente, nel sesso femminile questi sintomi sono molto meno frequenti rispetto che nell’uomo, con una conseguente maggiore sottovalutazione di condizioni che possono risultare critiche. 

Alcuni dei sintomi “atipici” della malattia cardiaca acuta, spesso presenti nella donna e quindi da non sottovalutare, sono: una stanchezza non altrimenti giustificabile, il dolore addominale, la presenza di nausea o vomito, il dolore alla schiena e altri dolori non strettamente riconducibili all’ambito cardiologico. [7]

Nella donna inoltre risulterebbe più frequente la presenza di dispnea rispetto all’uomo, nel quale la presentazione della malattia cardiaca acuta risulta essere maggiormente associata al dolore toracico.

Di grande importanza risulta quindi favorire la consapevolezza e la conoscenza di quelle che possono essere le manifestazioni prodromiche della malattia, in special modo tra le pazienti di sesso femminile maggiormente a rischio e tra i loro familiari, al fine di favorire la consapevolezza che non sempre la malattia cardiaca acuta ha la tendenza a presentarsi secondo quelli che sono i canoni classicamente attesi, specialmente nelle donne.

Tale consapevolezza, specialmente in caso di pazienti cardiopatici, può determinare una più rapida attivazione dei servizi di soccorso con una conseguente maggior probabilità di intervenire in tempo evitando gli scenari peggiori.

#StayTrained


Forse non tutti sanno che… si é notato che vi è una maggiore predisposizione da parte delle ragazze in età scolastica all’imparare le manovre di RCP rispetto ai ragazzi! Tuttavia, anche a causa delle differenze fisiche che caratterizzano i due sessi in questa particolare fascia di età, i giovani maschi risultano essere più efficaci nell’esecuzione delle Compressioni Toraciche Esterne [CTE] e quindi delle manovre rianimatorie rispetto alle femmine! [8]


Resuscitation è un journal internazionale e interdisciplinare che pubblica articoli relativi alla Rianimazione Cardio-Polmonare, alla formazione in tale ambito, e alle cause che possono portare all’Arresto Cardio-Circolatorio. È riconosciuto dall’ European Resuscitation Council quale suo Journal ufficiale.

Immagine di copertina: [9] 

Bibliografia: 

[1]     EpiCentro, “Medicina di genere,” Istituto Superiore di Sanità, 2021. https://www.epicentro.iss.it/medicina-di-genere/cosa-e (accessed Mar. 04, 2022).

[2]     O. P. Soldin and D. R. Mattison, “Sex Differences in Pharmacokinetics and Pharmacodynamics,” Clin. Pharmacokinet., vol. 48, no. 3, pp. 143–157, 2009, doi: 10.2165/00003088-200948030-00001.

[3]     J. E. Bray, D. Stub, S. Bernard, and K. Smith, “Exploring gender differences and the ‘oestrogen effect’ in an Australian out-of-hospital cardiac arrest population,” Resuscitation, vol. 84, no. 7, pp. 957–963, Jul. 2013, doi: 10.1016/j.resuscitation.2012.12.004.

[4]     L. J. Morrison et al., “Effect of gender on outcome of out of hospital cardiac arrest in the Resuscitation Outcomes Consortium,” Resuscitation, vol. 100, pp. 76–81, Mar. 2016, doi: 10.1016/j.resuscitation.2015.12.002.

[5]     K. Kiyohara et al., “Gender disparities in the application of public-access AED pads among OHCA patients in public locations,” Resuscitation, vol. 150, pp. 60–64, May 2020, doi: 10.1016/j.resuscitation.2020.02.038.

[6]     B. Grunau et al., “Public access defibrillators: Gender-based inequities in access and application,” Resuscitation, vol. 150, pp. 17–22, May 2020, doi: 10.1016/j.resuscitation.2020.02.024.

[7]     E. Marijon et al., “Warning symptoms are associated with survival from sudden cardiac arrest,” Ann. Intern. Med., vol. 164, no. 1, pp. 23–29, Jan. 2016, doi: 10.7326/M14-2342.

[8]     S. R. Finke et al., “Gender aspects in cardiopulmonary resuscitation by schoolchildren: A systematic review,” Resuscitation, vol. 125. pp. 70–78, Apr. 2018, doi: 10.1016/j.resuscitation.2018.01.025.

[9]     H. Stilke, “Giovanna d’Arco in battaglia.” Hermitage Museum, Mosca, 1843.

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