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Uno dei principali motivi per cui nasce il Progetto CentoPassiPerLaVita è la diffusione della

cultura della Rianimazione Cardio-Polmonare [RCP].

Parallelamente all’installazione di quanti più defibrillatori possibile, vi è il fondamentale obiettivo di fornire quante più persone possibili delle competenze utili a eseguire tali manovre in caso di necessità.

Tali competenze possono tornare utili sia nella vita privata, che in caso in cui ci si dovesse imbattere in una situazione di emergenza occorsa ad uno sconosciuto.

La novità

Da qualche anno, anche grazie alla diffusione capillare della tecnologia degli smartphone, il mondo dell’Emergenza e Urgenza si interroga su come rendere più efficace la messa a disposizione delle competenze di primo soccorso apprese da parte della cittadinanza.

Sono nate negli ultimi anni a tale scopo molte esperienze che, sfruttando la potenzialità di applicazioni dedicate, inclusa la possibilità di geolocalizzare gli utenti e i defibrillatori sul territorio, e incrociando questi dati con le richieste di intervento ai servizi di Emergenza Territoriale (112/118), hanno visto implementare servizi volti ad attivare cittadini sul territorio -definiti in gergo “Buoni Samaritani”- in grado di intervenire in caso di Arresto Cardio-Circolatorio [ACC] occorso in prossimità della loro posizione.

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Lo studio

Crowdsourcing has been defined as the process of “obtaining needed services, ideas, or content by soliciting contributions from a large group of people, and especially from the online community, rather than from traditional employees or suppliers [1]

In una Lettera all’Editore pubblicata sulla rivista ufficiale dell’European Resuscitation Coucil pubblicata a settembre 2021, un gruppo di ricercatori suggeriva che un numero maggiore di pazienti potrebbe beneficiare dell’invio di cittadini come primo strumento di soccorso (dispatch of citizen first responders) in caso di ACC. [2]

Secondo quanto presentato, la presenza di strumenti (es. applicazioni su cellulare) volti a coinvolgere semplici cittadini o individui appartenenti ai Corpi dello Stato (Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco) è già una realtà in molte parti del mondo. In particolare in Nord America sono attualmente già attivi programmi di coinvolgimento della cittadinanza mediante l’utilizzo di applicazioni mobile, in caso di ACC occorsi in luoghi pubblici.[2]

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Ciò che viene osservato dall’analisi è che, nonostante questo già abituale coinvolgimento, anche al fine di tutelare l’incolumità del “Buon Samaritano” che si rende disponibile ad intervenire in queste occasioni, la probabilità che questi vengano attivati per intervenire in luoghi privati sembrerebbe essere assai ridotta.

Gli autori sottolineano tuttavia quanto questa scelta possa risultare scarsamente efficace, in un’ottica di aumentare la possibilità di un tempestivo inizio delle manovre di Rianimazione Cardio-Polmonare. Ci sarebbero almeno tre motivi per cui queste attività di primo soccorso dovrebbero essere facilitate anche in ambiente privato e domestico [2]:

  1. Approssimativamente il 70% degli ACC avviene in luoghi privati;
  2. gli ACC occorsi in luoghi privati sono associati ad una diminuita probabilità di sopravvivenza rispetto a quelli occorsi in luoghi pubblici;
  3. i Defibrillatori Automatici Esterni disponibili nelle aree residenziali sono in media molto meno presenti rispetto ai luoghi pubblici

Analizzare tutti gli aspetti

La preoccupazione principale è quella relativa alla sicurezza e incolumità di coloro che si offrono per prestare i primi soccorsi in attesa dell’arrivo del Servizio di Emergenza.

Viene sottolineata infatti la necessità che i cittadini che si rendono disponibili a prestare tale servizio siano consapevoli che accettare o meno di attivarsi in caso di necessità resta una scelta completamente volontaria, da valutare volta per volta. E in caso di attivazione, restava comunque la possibilità di declinare la richiesta di attivazione, senza la necessità di dare ulteriori spiegazioni della motivazione del rifiuto ad intervenire.[2]

Inoltre, per principio, non vi era mai, in nessun caso, attivazione di cittadini “first responder” in caso di scenari considerati pericolosi per la loro incolumità: sospetto crimine, sospetta presenza di armi, violenza, incendi, incidenti della strada o situazioni potenzialmente rischiose. In tutte queste situazioni i cittadini non erano mai attivati in nessun caso! [2]

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La risposta della popolazione

In un altro studio, condotto sulla popolazione del Nord America, dove ogni anno oltre quattrocento mila persone sono colte da ACC, circa il 70% degli intervistati (Americani e Canadesi) ha affermato che, in caso di ACC in un luogo privato, si sentirebbero molto a loro agio all’idea che potesse essere inviato in loro soccorso un cittadino “first responder (crowdsource basic life support) in attesa dell’arrivo dei soccorsi. [1]

Lo studio si conclude con l’auspicio degli autori che tali sistemi vengano implementati il più possibile.[2]

E in italia?

A seguito della promulgazione della Legge 4 agosto 2021, n. 116 [3], altrimenti detta Disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici (21G00126), anche l’Italia ha incominciato il suo processo di implementazione e sviluppo di sistemi di allerta precoce dei cittadini al fine di coinvolgerli nel primo soccorso di pazienti colti da ACC.

All’articolo 7 si può infatti leggere quanto segue:

Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente (…) sono stabilite le modalità operative per la realizzazione e l’adozione di un’applicazione mobile integrata con i servizi delle centrali operative del sistema di emergenza sanitaria «118» per la rapida geolocalizzazione   dei soccorritori e dei DAE più vicini al luogo ove si sia verificata l’emergenza. I soccorritori, reclutabili attraverso l’applicazione di cui al presente comma, sono individuati tra quelli registrati su base volontaria negli archivi informatici della centrale operativa del sistema di emergenza sanitaria «118» territorialmente competente.

A breve quindi, potrebbe -anche da noi- essere disponibile tale tecnologia!

Come sempre accade: non è lo strumento in sé, ma come lo usi, che fa la differenza!

#StayTrained

Forse non tutti sanno che… in molte parti del mondo è in corso o già attivo un sistema di allerta come quello suggerito nell’articolo [2]. In uno studio pubblicato sempre su Resuscitation, un gruppo di lavoro Italo-Svizzero ha analizzato la distanza percorsa dai cittadini “Buon Samaritano” attivati dal sistema di soccorso del Canton Ticino al fine di eseguire precocemente le manovre di RCP in attesa dell’arrivo dell’Ambulanza. Dall’analisi di 1130 interventi occorsi tra giugno 2014 e dicembre 2017, è emerso che, in media, 760 metri. Il dato più sorprendente? Oltre il 30% degli interventi ha visto coperta una distanza superiore ai 2 chilometri! Il dato più significativo? La maggior parte degli interventi ha visto un tempo medio di intervento compreso tra i 2 e i 3 minuti! Un tempismo perfetto![4]


Resuscitation è un journal internazionale e interdisciplinare che pubblica articoli relativi alla Rianimazione Cardio-Polmonare, alla formazione in tale ambito, e alle cause che possono portare all’Arresto Cardio-Circolatorio. È riconosciuto dall’ European Resuscitation Council quale suo Journal ufficiale.

Bibliografia:

[1]     K. N. Dainty, H. Vaid, and S. C. Brooks, “North American public opinion survey on the acceptability of crowdsourcing basic life support for out-of-hospital cardiac arrest with the pulsepoint mobile phone app,” JMIR mHealth uHealth, vol. 5, no. 5, p. e63, May 2017, doi: 10.2196/mhealth.6926.

[2]     C. Metelmann et al., “More patients could benefit from dispatch of citizen first responders to cardiac arrests,” Resuscitation, Sep. 2021, doi: 10.1016/j.resuscitation.2021.09.026.

[3]     “Legge 4 agosto 2021, n. 116 – Disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici. (21G00126) (GU Serie Generale n.193 del 13-08-2021),” Aug. 13, 2021. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/08/13/21G00126/sg (accessed Oct. 08, 2021).

[4]     A. Auricchio et al., “Real-life time and distance covered by lay first responders alerted by means of smartphone-application: Implications for early initiation of cardiopulmonary resuscitation and access to automatic external defibrillators,” Resuscitation, vol. 141, pp. 182–187, Aug. 2019, doi: 10.1016/j.resuscitation.2019.05.023.

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