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ISS could well be the “most expensive single human artefact ever” – Robert Walker [1]

La notizia

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Con il lancio del vettore russo Soyuz MS-19 dal Cosmodromo di Baikonur (Kazakistan) dello scorso 5 ottobre, ha avuto ufficialmente inizio la 66esima “Missione di lunga durata” (­long duration Expedition) che vedrà permanere in orbita, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, un equipaggio di undici astronauti per un periodo pari a sei mesi.

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È di recente diffusione la notizia che, tra un anno, Samantha Cristoforetti, Astronauta Italiana ed Europea (European Space Agency, ESA), si unirà all’equipaggio dell’Expedition 68 assumendo in quella occasione il ruolo di Comandante della missione[2]!

Sarà così la quarta donna a ricoprire tale ruolo nella storia; la prima donna non americana.

Un laboratorio nello spazio

Scopo principale dell’oltre ventennale progetto internazionale di conquista dello spazio è la Ricerca Scientifica. 

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Con oltre 2.700 ricercatori coinvolti da 95 paesi, oltre 1.900 esperimenti effettuati e più di 8.360 giorni consecutivi in orbita, sono stati innumerevoli le scoperte e gli avanzamenti tecnologici ottenuti dal progetto, con ricadute utili alla vita di tutti i giorni, soprattutto qui sulla terra. [3]

Ad oggi, oltre 600 persone hanno effettuato voli spaziali, ma solamente in otto occasioni le missioni sono durate più di 300 giorni consecutivi (long duration mission). 

Molte sono le sfide a cui sono sottoposti oggigiorno gli astronauti che si avventurano nello spazio e che potrebbero compromettere la loro salute (nel famoso Paradosso dei gemelli di Albert Einstein, l’effetto della Relatività Speciale causava addirittura un minor invecchiamento del gemello astronauta rispetto al gemello rimasto sulla terra. E, sì! La NASA ha provato anche a dimostrarlo! [4])

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Un laboratorio nello spazio

Rumore, isolamento, alterazioni del ritmo circadiano, esposizione a raggi ionizzanti, assenza di peso (microgravità) e molto altro fanno sì che gli astronauti stessi diventino spesso parte integrante degli esperimenti che vengono condotti in orbita. 

I loro parametri vitali sono rilevati con regolarità e analizzati dagli specialisti della Medicina Aerospaziale fin dagli albori della Corsa allo spazio[5] al fine di comprendere le modificazioni che questo ambiente, tanto affascinante quanto ostile, determini sulla fisiologia umana.[6]

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Nonostante tra i canoni per la selezione per diventare astronauta vi sia una condizione di completa salute psico-fisica, tra i vari compiti appresi durante l’addestramento rientra anche l’apprendimento delle basilari procedure di emergenza. [7] 

Per ogni missione, è prevista la presenza di due “Ufficiali Medici d’Equipaggio” (Crew Medical Officer, CMO), incaricati di eseguire tali manovre.

Non è infatti previsto che vi sia sempre un medico tra i componenti dell’equipaggio. 

Ne consegue che, a circa 400 km dalla superficie della terra, in caso di urgenza, sia fondamentale essere in grado di gestire le più svariate situazioni sanitarieArresto Cardio-Circolatorio [ACC] incluso! 

L’addestramento prevede quindi anche l’apprendimento delle procedure relative al Primo Soccorso e alla Rianimazione Cardio-Polmonare [RCP]! [8]

Uno strumento indispensabile che non può mancare nemmeno nello spazio?

Il Defibrillatore Automatico Esterno [DAE]!

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ESA astronaut Thomas Pesquet with the automated external defibrillator floating below two medical packspng
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Uno sguardo al futuro

Il tema della salute durante i viaggi spaziali è sempre stato un “osservato speciale”. Nel prossimo futuro un gran numero di persone accederà alla possibilità di vivere l’esperienza dei viaggi spaziali, anche grazie alla fiorente industria del turismo spaziale (commercial space travel industry). 

Allargare la possibilità di accesso a queste esperienze a molte più persone porterà inevitabilmente ad un aumento dell’incidenza di situazioni mediche da gestire in questo ambiente caratterizzato dalla scarsità di risorse sanitarie disponibili.[9]

Gli imprevisti sono infatti possibili tanto sulla terra, quanto nello spazio. 

Come rianimare una persona in “microgravità”?

Dal 1997 è a tal fine presente a bordo della ISS il Crew Medical Restraint System (CMRS)dispositivo specificamente pensato e realizzato per l’immobilizzazione e la rianimazione a bordo delle Stazione Spaziale Internazionale di pazienti in ACC.

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Nelle immagini, la simulazione effettuata durante il collaudo da parte del Pilota della missione STS-81, Brent Jett, che ha visto lo Specialista di Missione John Blaha nei panni del paziente (1997) e una sessione di training dello Specialista di Missione Randy Bresnik alla presenza del Comandante della Expedition 53, l’italiano Paolo Nespoli (2017) .

Il protocollo utilizzato?

Lo conosciamo bene! 

È assolutamente identico a quello che viene utilizzato… sulla Terra! [7]

Ancora una volta preparazione, protocolli e continua formazione sono gli ingredienti della migliore delle ricette, buona in qualsiasi condizione di… “gravità”!

#StayTrained


Forse non tutti sanno che … la NASA ha da qualche anno in corso studi per la progettazione di quella che può essere considerata una vera e propria “Ambulanza spaziale”! Riprogettando in modo funzionale lo spazioplano sperimentale Boeing X-37 sono attualmente in corso le valutazioni volte a fornire uno strumento specifico per l’evacuazione di astronauti in condizioni critiche dalla stazione orbitante, riprogettando ad hoc questo speciale veivolo per tale funzione specifica![10]

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Il Journal of American Medical Association (JAMA), pubblicato continuativamente dal 1883, è la rivista medica che pubblica articoli sottoposti a “revisione tra pari” (peer-reviewed journal) più diffusa a livello internazionale.

Bibliografia:

[1]     “Is The International Space Station The Most Expensive Single Item Ever Built? | Science 2.0.” https://www.science20.com/robert_inventor/is_the_international_space_station_the_most_expensive_sing… (accessed Sep. 17, 2021).

[2]     “Expedition 68: Cristoforetti comandante della Stazione spaziale nel 2022.” https://www.aise.it/comunità/expedition-68-cristoforetti-comandante-della-stazione-spaziale-nel-2022… (accessed Sep. 13, 2021).

[3]     J. Robinson et al., “International Space Station Benefits for Humanity, Third Edition,” pp. 1–213, 2019.

[4]     F. E. Garrett-Bakelman et al., “The NASA Twins Study: A multidimensional analysis of a year-long human spaceflight,” Science (80-. )., vol. 364, no. 6436, p. eaau8650, Apr. 2019, doi: 10.1126/science.aau8650.

[5]     W. R. Carpentier et al., “Biomedical findings from NASA’s project mercury: A case series,” npj Microgravity, vol. 4, no. 1, p. 6, Dec. 2018, doi: 10.1038/s41526-018-0040-5.

[6]     J. McKeon, “Principles of Clinical Medicine for Space Flight,” JAMA, vol. 301, no. 8, p. 884, Feb. 2009, doi: 10.1001/jama.2009.190.

[7]     F. R. NASA, “National Aeronautics and Space Administration (NASA) Emergency Medical Procedures Manual for the International Space Station (ISS) [partial], 2016,” Governmentattic.Org, 2016.

[8]     J. Hinkelbein et al., “Cardiopulmonary resuscitation (CPR) during spaceflight – a guideline for CPR in microgravity from the German Society of Aerospace Medicine (DGLRM) and the European Society of Aerospace Medicine Space Medicine Group (ESAM-SMG),” Scand. J. Trauma. Resusc. Emerg. Med., vol. 28, no. 1, p. 108, Dec. 2020, doi: 10.1186/s13049-020-00793-y.

[9]     R. L. Summers, S. L. Johnston, T. H. Marshburn, and D. R. Williams, “Emergencies in Space,” Ann. Emerg. Med., vol. 46, no. 2, pp. 177–184, Aug. 2005, doi: 10.1016/j.annemergmed.2005.02.010.

[10]   E. Etan Halberg, S. K. Robinson, R. Onishi, and N. J. Blaesser, “An ISS space ambulance based on X-37B technology,” AIAA Sp. Astronaut. Forum Expo. Sp. 2016, no. September, pp. 1–14, 2016, doi: 10.2514/6.2016-5476.

Immagini: NASA, ESA, Wikipedia

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