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Facile come bere una tazzina di caffè… Forse!

Il 1° ottobre è la Giornata Internazionale del Caffè, la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua e la merce più scambiata al mondo dopo il petrolio.

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Le prime testimonianze sull’uso del caffè come alimento sono state trovate a Caffa – da cui il nome – in Etiopia. La tradizione vuole che qui, un pastore, notò l’effetto rivitalizzante che aveva sul proprio gregge di capre, intuendone così le proprietà rigeneranti. In realtà, l’origine del caffè è dibattuta… ciò che è certo è che è antichissima, e risale probabilmente al Medioevo.

Nonostante ciò, solo nel 2014 l’Organizzazione Internazionale del Caffè (ICO) ha deciso di riconoscerne ufficialmente una giornata internazionale, il 1° ottobre, e fu proprio all’EXPO di Milano del 2015 che venne per la prima volta celebrata. [1]

Il caffè come alimento

Secondo i dati riportati dalla Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e in Economia Agraria (CREA), 100 g di caffè contengono 10.4 g di proteine, 15.4 g di lipidi e 28.5 g di carboidrati, per un totale di 287Kcal. [2] La vitamina più rappresentata è la B3 [Niacina](10 mg su 100g), micronutriente fondamentale nella dieta. Il minerale più rappresentato invece è il potassio (2020mg su 100g).

Il più famoso costituente presente nel caffè è la caffeina (1,3,7-trimetillxantina).

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Sostanza stimolante il Sistema Nervoso Centrale [SNC], può essere in realtà trovata in molte piante oltre al caffè. È infatti presente anche nei chicchi di cacao, nelle foglie di tè, nelle bacche di guaranà e nelle noci di cola. Oltre a essere ottenuta per via estrattiva, può essere inoltre sintetizzata per essere utilizzata come additivo alimentare, supplemento nella dieta o in svariate preparazioni farmaceutiche. [3]

Secondo l’Institute of Medicine of The National Academies (Washington) la caffeina sarebbe la sostanza farmacologicamente attiva più frequentemente ingerita nel mondo (the most frequently ingested pharmacologically active substance in the world). [4]

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La quantità di caffeina contenuta nel caffè cambia a seconda della varietà: nell’Arabica è presente dall’1 al 2,5% del peso secco, nella Robusta fino al 4%. Proprio per questo motivo il caffè Arabica ha un sapore più apprezzato rispetto al Robusta, tanto da rappresentare circa il 70% della produzione mondiale. [5]

Se la caffeina è indubbiamente il motivo per cui ci fiondiamo su una tazza di caffè per combattere il sonno mattutino, non è però la responsabile del profumo che sentiamo quando apriamo gli occhi al risveglio e qualcuno è già stato in cucina a preparare la moka. Infatti, l’odore del caffè è dovuto a numerose molecole volatili che stimolano il nostro olfatto e anche il contenuto di queste varia a seconda del tipo di miscela considerata.

Quale relazione tra caffeina e cuore?

Cercando la parola chiave “coffee” sul motore di ricerca PubMed, il più famoso e usato motore di ricerca per indagare la letteratura scientifica, è possibile trovare oltre 17.000 articoli sul tema.

La relazione tra il consumo di caffeina e il Rischio Cardio-Vascolare è stato ampiamente studiato da numerosi ricercatori.

Nonostante ciò, i risultati ottenuti dai singoli studi sono stati i più vari: alcuni studi hanno dimostrato un possibile aumento nel rischio di malattie cardiovascolari, alcuni hanno dimostrato l’assenza di effetti correlabili, altri addirittura una riduzione o effetti protettivi. [3]

Per quanto sorprendente, questa eventualità occorre spesso quando si tratta di stimare l’impatto di una singola sostanza nella popolazione generale.

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Spesso è infatti possibile stimare le conseguenze di una sostanza solamente all’interno di popolazioni specifiche (es: caucasici, afroamericani…), con caratteristiche selezionate (es: età, genere, con patologie pregresse…), ma risulta sempre molto complesso dare indicazioni generiche sui temi così specifici.

Ciò che è sicuramente noto è che sono svariati i fattori che possono influenzare la risposta di ogni singola persona alla caffeina, primo fra tutti il patrimonio genetico di ognuno di noi, da cui deriva la capacità di metabolizzare questa sostanza.

D’altronde, il caffè è una sostanza complessa contenente svariate sostanze biologicamente attive, ognuna con una propria attività specifica ben nota, ma la cui combinazione di effetti non è sempre facilmente identificabile nel suo complesso. [4]

Quindi, cosa sappiamo?

L’unica cosa certa, ad oggi nota?

Un consumo moderato di caffeina (100-400 milligrammi al giorno), nella popolazione sananon sembrerebbe avere effetti negativi sulla salute cardiovascolare. [3]

#StayHealty #MangiareSano


Forse non tutti sanno che…relativamente ai sintomi percepiti dalle persone in conseguenza all’ingestione di bevande contenenti caffeina, l’unica cosa certa è che è possibile riscontrare un transitorio aumento della pressione arteriosa, che però torna alla normalità nel giro di qualche ora; tale effetto è inoltre limitato nei consumatori abituali di caffè poiché sviluppano una tolleranza a questo effetto. Per quanto riguarda la presunta associazione tra caffeina e lo sviluppo di aritmie, è frequentissimo il suggerimento di un uso moderato di caffeina a quei pazienti con tachicardia e palpitazioni. La maggioranza degli studi su animali dimostra effettivamente che la caffeina ad alte dosi (dosi molto maggiori rispetto a quelle normalmente assunte dall’uomo) ha effetti sul sistema di conduzione cardiaco, determinando un aumentato rischio di aritmie. Tuttavia, confrontando l’Elettrocardiogramma (ECG) di soggetti umani sottoposti alla somministrazione di caffeina in dosi moderate, compatibili con le quantità d’uso comuni, a quello di soggetti non sottoposti a tale somministrazione, è stato rilevato che non vi sono differenze clinicamente significative relativamente alla possibilità d’insorgenza di aritmie. [6] È sempre bene tuttavia ricordare che ogni persona è unica e differente dalle altre, e che è opportuno valutare quali siano le abitudini alimentari più opportune per ogni singola persona in accordo col proprio medico curante.


Regulatory Toxicology and Pharmacology è una rivista scientifica mensile peer-reviewed che copre gli aspetti legali delle normative tossicologiche e farmacologiche. È pubblicato da Elsevier per conto della International Society of Regulatory Toxicology & Pharmacology

Bibliografia

[1]  “Giornata internazionale del caffè – Wikipedia.” https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_del_caffè (accessed Sep. 27, 2021).

[2]  “AlimentiNUTrizione – Caffe’ tostato.” https://www.alimentinutrizione.it/tabelle- nutrizionali/508200 (accessed Sep. 27, 2021).

[3]  D. Turnbull, J. V. Rodricks, G. F. Mariano, and F. Chowdhury, “Caffeine and cardiovascular health,” Regul. Toxicol. Pharmacol., vol. 89, pp. 165–185, Oct. 2017, doi: 10.1016/j.yrtph.2017.07.025. 

[4]  L. Pray, A. L. Yaktine, D. Pankevich, and R. ; Planning, Caffeine in Food and Dietary Supplements: Examining Safety. Washington, D.C.: National Academies Press, 2014. 

[5]  M. S. Butt and M. T. Sultan, “Coffee and its Consumption: Benefits and Risks,” Crit. Rev. Food Sci. Nutr., vol. 51, no. 4, pp. 363–373, Mar. 2011, doi: 10.1080/10408390903586412. 

[6]  D. J. Pelchovitz and J. J. Goldberger, “Caffeine and cardiac arrhythmias: A review of the evidence,” American Journal of Medicine, vol. 124, no. 4. pp. 284–289, 2011, doi: 10.1016/j.amjmed.2010.10.017.Crediti immagine: Wikipedia, Statista, Flikr

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